News 21 luglio 2012













LAWRENCE BUTCH MORRIS (Consigliato MUSICA JAZZ) - VERONA (Conduction N° 43 The Cloth
1994) + (Conduction N° 46 Verona Skyscraper 1995)
La Nu Bop Records, piccola ma ben avviata etichetta con in catalogo album di Matthew Shipp,
John Tchicai, Sabir Mateen e Hamid Drake, conferma il proprio grande interesse per la più
audace espressività jazzistica con la pubblicazione di un documento che non è azzardato
definire storico, di cui è principale protagonista Lawrence “Butch” Morris, maestro delle
conduction. “Verona” raccoglie i due concerti tenuti al Teatro Romano della città scaligera nel
1994 e nel 1995, altrettante occasioni per cogliere e apprezzare l’ingegno di un musicista che si
muove con assoluta originalità all’incrocio fra composizione e improvvisazione. Il doppio CD
presenta lavori di ampio respiro, fra momenti magmatici ed altri di ampio respiro melodico:
“Conduction No. 43: The Cloth” e “Conduction No. 46: Verona Skyscraper”. Per entrambi Morris
si avvalse di due distinti ensemble accomunati dalla presenza sia di musicisti americani che
italiani. Nel caso di “The Cloth”: J. A Deane (trombone, electronics), Mario Arcari (oboe), Myra
Melford (piano), Riccardo Fassi (piano), Zeena Parkins (arpa), Brian Carrott (vibrafono),
Brandon Ross (chitarra), Stefano Montalto (viola), Martin Schutz (violoncello), Martine
Altenburger (violonccello), Motoharu Yoshizawa (basso), Ninh Le Quan (percussioni). “Verona
Skyscraper” vede le conferme di Deane, Melford, Parkins e Le Quan con l’aggiunta di Stefano
Benini (flauto), Marco Pasetto (clarinetto), Riccardo Piazzi (sax alto), Francesco Bearzatti (sax
tenore clarinetto basso), Riccardo Massari (piano), Bill Horvitz (chitarra), Carlo Ceriani
(chitarra), Gianni Sabbioni (contrabbasso), Salvatore Majore (basso elettrico) e Roberto “Bobo”
Facchinetti (batteria). 2 cd.
HOLLY COLE - NIGHT
La splendida voce di Holly Cole mancava ad una prova in studio dal 2007, anno di uscita del suo
“Holly Cole”. Questo nuovo cd, “Night”, ha qualcosa di magico per il mix di fattori che lo
caratterizzano. La calda e suadente voce della protagonista, un gruppo di musicisti d’altissimo
livello che l’assecondano, su tutti il pianista Aaron Davis, una qualità audio superba, e per finire
un songbooking di primissima scelta con brani firmati John Barry, Tom Waits, Danny O’Keefe,
Shuman/Pomus, Rod Mckuen/Jacques Brel, Gordon Lightfoot, solo per citarne alcuni. Il risultato è
un blend di jazz, rock, blues, sapientemente mescolato dalla bravissima protagonista.
- Holly Cole – Night Imperdibile ritorno con uno studio album ispirato, fin dal titolo, ai colori della
notte, per questa favolosa interprete. Danno corpo alla sua emozionante voce i musicisti che da
tempo l’accompagnano come Aaron Davis, piano, David Piltch, basso, Davide DiRenzo, batteria,
più alcuni ospiti illustri come Greg Leisz, lap steel, Cyro Baptista, percussioni, Kevin Breit,
chitarre, Johnny Johnson, sax, flauto, clarinetto. Con un disco così la notte s’illumina.
FLUT3IBE - MOIRE'
Di rilievo è anche l’altro disco Nu Bop Records edito in contemporanea, a nome di Flute3ibe,
interessante trio di flauti (più ritmica) tutto italiano. L'album “Moiré” è a firma dei Flut3ibe,
gruppo che vede schierati in prima linea i flautisti Stefano Benini (anche al didjeridoo), Michele
Gori e Stefano Leonardi. Alle loro spalle agiscono in completa sintonia Matteo Turella
(chitarra), Enrico Terragnoli (contrabbasso) e Nicola Stranieri (batteria). La musica dei
Flut3ibe è vibrante testimonianza di urgenze espressive che nel far tesoro della tradizione
jazzistica raccolgono gli umori del presente con lo sguardo verso il futuro. Ennesimo centro
per questa piccola etichetta. Feat. Stefano Benini, Michele Gori, Stefano Leonardi.
PAOLO BOTTI QUARTET
“Ancient To The Future”, era lo slogan dell’Art Ensemble of Chicago. Che l’avanguardia per
sapersi rinnovare non debba dimenticare le sue radici, dev’esser anche una ferma
convinzione di Paolo Botti, violista ma non solo, che giunge con questo al sesto album
Caligola, il secondo di quello che è ormai il suo quartetto stabile, tre anni dopo il
sorprendente “Looking Back”, accumunato a “Slight Imperfection” dal dichiarato amore verso
il blues e più in generale il jazz delle origini, senza mai dimenticare per questo Ornette
Coleman. Non è mutata la composizione del Paolo Botti Quartet – ma aumentano gli
strumenti suonati dal leader – completato dall’ispirato sax contralto di Dimitri Grechi
Espinoza, dal solido contrabbasso di Tito Mangialajo Rantzer e dalla fantasiosa batteria di
Filippo Monico. Si aggiunge in quattro brani al gruppo, quasi a rendere più intensi gli aromi
blues della musica, la profonda voce nera di Betty Gilmore, cresciuta in California ma da
tempo residente a Milano. Ospite del quartetto in un brano è il violinista Emanuele Parrini, la
cui presenza consente al leader di agire ancor più liberamente, conferendo al brano, quasi
danzante, una sapida atmosfera country–blues. Emblematica a tal proposito è la scelta
effettuata da Botti di aprire e chiudere il disco con due brevi e riuscite rivisitazioni di brani
tradizionali, “Ain’t Misbehavin’” e “Wild Man Blues”, affrontati entrambi in completa solitudine
col suo principale strumento, la viola. Una scelta di campo certo, ma anche un collegamento
all’album precedente, la splendida parentesi solitaria di “Angels & Ghosts”, omaggio ad Ayler
del 2010.
- Paolo Botti Quartet – Slight Imperfection Se intense e misurate sono le interpretazioni dei
musicisti, é preziosa la presenza della voce di Betty Gilmore, di cui meritano di venire
ricordati almeno il bell'omaggio a Miriam Makeba ed il blues quasi “sudato” di Storm,
entrambi suoi testi. Ma sono ancora da segnalare sia la colemaniana Mixolydian dance che
l’ipnotico Notturno, dove la coralità si ripete in un’atmosfera più lenta e meditativa, con un
breve passaggio di Botti alla tromba con sordina.
NORBERT DALSASS - THE TRIO
“The Trio” è il secondo episodio di un progetto più ampio (che prevede anche una parte
multimediale in una performance dal vivo) denominato “Chacmools”, termine che
proviene dalla cultura latino–americana dei toltechi; si tratta di guardiani, o meglio degli
apriporte verso il mondo invisibile; le statue rappresentano una figura umana con una
ciotola sull’addome, la coppa sacrificale. Il disco registrato dal contrabbassista altoatesino
Norbert Dalsass in trio precede in verità quello del sestetto, da noi pubblicato l’anno
scorso, “1/2 A Dozen”, e lo completa. L’idea di dar corpo ad un progetto più ampio nasce
proprio durante il tour compiuto nell’autunno del 2009 da Dalsass insieme ai due musicisti
veronesi, con cui ha subito stabilito una straordinaria empatia. Ed è proprio il trio, formula
scarna ma allo stesso tempo molto più snella, libera ed aperta, che rappresenta l’essenza
intima di “Chacmools”. Le musiche del trio creano infatti un’atmosfera molto particolare:
succede che quanto le percussioni di Sbibu si inseriscono nelle fitte trame intessute dal
contrabbasso e dalla chitarra elettrica, nascono nuove melodie che a loro volta offrono lo
spunto ad altri ritmi, quasi che i sei brani rappresentino alla fine soltanto episodi di un
unico percorso creativo, sorta di suite che anziché esser stata concepita a tavolino è nata
in tempo reale, con il fluire stesso della musica. Gli spunti tematici nati e costruiti per il
trio sono poi stati sviluppati per il sestetto di “1/2 A Dozen”; non è un caso che ben
quattro dei sei brani di “The Trio” siano presenti anche nella successiva incisione. Tutti i
brani sono stati composti dal leader, ma in una musica dove è sempre così vivo e
pulsante l’interplay fra i musicisti diventa davvero difficile capire dove si fermi l’apporto
creativo dei due partners.
- Norbert Dalsass – The Trio (Chacmools) Feat. Enrico Terragnoli (electric guitar),
Norbert Dalsass (double bass), Sbibu (drums, percussion).
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